


La mia città natale, un tempo il suo territorio era un enorme vigneto senza confini, un enorme vigneto ad alberello che si estendeva dal mare fino all’entro terra. Vittoria è l’unica città della Sicilia a vantare una DOCG, il Cerasuolo di Vittoria,nato dall’unione del Nero d’Avola, che nel territorio vittoriese risulta essere più elegante rispetto alle altre zone della sicilia e del Frappato di Vittoria, entrambi si equilibrano a vicenda dando vita ad un vino che merita la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita.



Sono un semplice appassionato di vini come tanti di voi lo sono, la mia passione nasce vent’anni fà, quando assaggiando un Nero d’avola evoluto in barrique, me ne innamorai, la concentrazione gli aromi, i profumi mi conquistarono.
A quei tempi come agricoltore la mia attività era indirizzata sulle produzioni intensive di ortaggi, un lavoro che a distanza di anni, mi rendo conto che non ha nulla a che fare con la vera ed autentica agricoltura.
Stanco di quella vita, diedi inizio ad una piccola attività commerciale nella mia città, Vittoria, ma il mio cuore era agricolo, è agricolo.

Negli anni ho sempre nutrito la voglia di fare del vino, per me innanzi tutto e soprattutto.
Un vino in piccole quantità ma fatto al meglio delle mie potenzialità.
Negli anni ho fatto tante micro vinificazioni per diletto, per passione, per voglia di imparare e per voglia di fare il MIO VINO.
Tutto questo per arrivare all’annata 2016 quando spinto da un forte desiderio di realizzare quel sogno, quella voglia, quella ambizione, decisi che era arrivato il momento di mettersi in gioco e di iniziare questa avventura.
La possibilità di avere sotto mano un vecchio alberello, la possibilità di poter vinificare quell’uva cosi contadina, mi ha dato coraggio e tutto è iniziato.

Penso che il mio bis-nonno paterno che non ho conosciuto, Francesco Cappello, da lassù sia un po’ orgoglioso e mi guidi in questa avventura.
Lui ,“Massa Francè”, cosi lo chiamavano, era un vignaiolo, le sue viti affondavano le loro radici nelle dune sabbiose dinnanzi al mar di Sicilia, alberelli di nero d’avola, frappato, grosso nero, albanello, zuccarato che affondavano le loro radici nella sabbia delle alte dune dei Macconi, immerse nella macchia mediterranea.
Non è che facesse un vino da premier cru, era un vino contadino, di quelli veramente naturali, spesso molto alcolico, altre volte meno, da quello che mi racconta mio padre.
Ma evidentemente il vino è nel mio DNA e il sangue chiama sempre, se uno sa ascoltare.
Riprendere e seguire una tradizione di famiglia, oramai abbandonata, dimenticata, spersa, penso sia una bella soddisfazione per mio padre Roberto, che non smette di trasmettermi i suoi ricordi fanciulleschi di quelle vendemmie passate con i fratelli ad aiutare il nonno, e spero lo sia anche per il mio nonno paterno di cui il nome porto, Carmelo Cappello.

Penso che sia impossibile andare avanti senza ricordare da dove si proviene, quali sono le proprie origini e le proprie tradizioni.
“Siamo ed esser dobbiamo, il frutto di ciò che hanno seminato i nostri avi.”
Dedico questi vini a voi due Francesco e Carmelo, perché insieme siete un costante faro nella mia vita.


Pensare di distribuire del vino in piccole quantità fatto al meglio delle mie potenzialità, per me era inconcepibile, la mia idea originaria era di farlo esclusivamente per mio piacere personale.
E così e stato per un bel po’ di anni, vinificavo del Nero d’Avola e una parte lo affinavo in una feuillette bourguignonne, ottenendo bottiglie da bere nell’anno.
Un vino robusto, intenso, selvaggio in alcune annate, ma ad ogni vendemmia, o micro vendemmia, ho appreso qualcosa in più su cosa significhi, seguire, curare ed assecondare la natura del vino.
Ma un giorno tra le mie tante ricerche, la mia attenzione cadde sul termine “vin de garage“,ed iniziai a documentarmi, scoprii un mondo che si confaceva perfettamente a me.
Micro produzioni curate in modo maniacale e approfondendo la conoscenza di questi vini, capii che era ciò che faceva per me, sono una persona che ama, per natura, fare e curare tutto.
Questo mondo dei vini di garage si confaceva tra l’altro perfettamente alla concezione contadina, artigiana e naturale che era maturata in me durante i miei anni spersi in logiche esasperate di produzione, una concezione contadina, artigiana e naturale che vive in me.

A tutto questo si sono uniti pure i ricordi di quando da piccino mio padre mi portava con se quando andava a comprare il vino presso un contadino che aveva la sua cantina in paese, cosa molto diffusa un tempo, nel garage di casa, che in sicilia prende il nome di “carretteria“.
Ricordo le la grandi botti di castagno, l’odore del vino, le tante discussioni con il contadino, i classici, oggi li definiremmo assaggi, allora erano bevute dalla botte con il classico bicchiere da casa, molto spesso impolverato.
Ricordi fissi indelebili, che mi hanno portato ad intraprendere questa avventura,di vini di garage o di “carretteria”, come potremmo definirli qui in Sicilia.
Oggi, dopo le prime esperienze atte ad affinare la mia pratica di piccolo vinificatore, ricordo gli inizi con una feuillette bourguignonne da 114 L e i primi tonneaux del 2016 , sono felice perché il mio garage prende forma, la mia piccola cantina prende vita, il mio sogno sembra conquistare e delineare alcuni confini e spero di poter con il tempo costruire qualcosa di solido da lasciare e tramandare.
Un qualcosa che racconti a chi dopo di me verrà, che la vita fatta è di tanti sacrifici, di tanto lavoro, di tanto dolore, ma anche di tanta passione e amore per ciò che si sogna d’essere da grandi, di non smettere mai di sognar cosa si vuol esser da grandi, neanche da grandi, c’è sempre tempo e spazio per realizzare un sogno, basta custodirlo bene e curarlo con le giuste attenzioni.





