



Il Cerasuolo di Vittoria DOCG, unica DOCG della Sicilia, è il vino della mia città, oggi blend tra Nero d’avola e Frappatto.
Cerasuolo Reliquia
Premessa
Nel 2019 la Regione Sicilia ha registrato 9 varietà dette reliquia, varietà autoctone divenute rare ed introvabili, quasi sul punto di estinguersi con l’intenzione di riportarne in voga la produzione e la vinificazione nell’ottica del recupero del nostro straordinario ed unico patrimonio varietale.
Questo mi ha dato l’idea di produrre il Vino di Vittoria cosi come si era solito fare un tempo, perchè un tempo il cerasuolo di vittoria non solo era prodotto da Frappato e Nero d’avola , ma anche con l’aggiunta di tutte quelle varietà che ogni contadino aveva nella “Linguata”.
La linguata era una striscia di terreno, in cui erano presenti diverse varietà a bacca sia rosse che bianche, alcune erano destinate al serbo sia fresco che disidratate, altre venivano vinificate insieme al frappato e al nero d’avola, cosi da ottenere il Cerasuolo di Vittoria.
Albanello, Alicante o Grénache, Carricante, Corinto, Damaschino, Malvasia di Lipari, Minnella bianca, Moscato bianco, Moscato d’Alessandria o Zibibbo, Nerello cappuccio, Nocera, Perricone, Alzano, Anonima, Barbarossa, Bottone Gallo, Bracaù o Grecaù, Canina, Carnuffino, Cornicchiola, Catanese nera, Coda di volpe, Cori di palummu, Dolcetta, Dunnuni, Grossonero, Fiore d’arancio, Fumusa, Inzolia nera, Lucignola, Maiulina, Marsigliana, Minnavacchina, Minnella nera, Montonico nero, Muscatedda, Nivureddu, Olivetta, Oriddru, Orisi, Precoce, Preventivo, Prunesta, Racina di vento, Racinedda, Recunu, Regina, Rosata, Rucignola, Scassabutti, Sultanina, Tallone, Tintorè o Ibisu, Verbo rosso, Visparola, Vitraruolo, Zu’ Matteo, Zuccarato , queste sono le varietà minori o reliquia che formano lo straordinario patrimonio varietale qui in Sicilia.
Sono riuscito attraverso una ricerca nel mio territorio e nei territori limitrofi, girando vecchi vigneti alcuni ancora gestiti dagli ultimi anziani contadini altri dai loro figli, a reperire alcune di queste varietà circa una decina.
E cosi per gentile concessione dei relativi contadini, quest’anno ho potuto iniziare questo piccolo progetto di Vino di Vittoria al modo antico, seguendo e reinterpretando quello che fù il primo disciplinare del Cerasuolo di Vittoria ad opera del suo salvatore il Colonnello Coria, nel quale era presente la possibilità di utilizzare altre varietà presenti nelle linguate dei vigneti dei contadini nella misura di un 7/8%


Bottiglie ottenute n°280, adesso riposerà in bottiglia per un po’.

Ròse è composto circa dal 40% di Frappato, dal 30% di Nero d’avola in uvaggio e per il restante 30% frutto di un uvaggio composto da quelle 10 varietà reliquia che sono riuscito a reperire, entrambi gli uvaggi dopo la fermentazione malolattica sono assemblati in un unico blend.
A metà dicembre ai primi assaggi di valutazione non mi aveva convinto, aveva un naso che non mi convinceva, e un gusto inconsueto che non riuscivo a definire.
A distanza di un mese, era metà Gennaio una domenica lo portai a tavola ed iniziammo a berlo, incuriosì per prima mio padre che lo definì dal profilo selvaggio, poi iniziai ad cercare di capirne la vera natura e ad essere onesti mi ha affascinato ed intrigato.
Proprio quella domenica di metà Gennaio, decisi di dare a questo vino la sua possibilità di esprimersi e il giorno dopo feci l’aquisto delle feuillette bourguignonne .

Ho scelto le feuillette bourguignonne per due motivi, uno perchè con una di queste iniziai a sperimentare cosa significhi elevare un vino in legno e mi era restata nel cuore e il secondo motivo e continuare ad alimentare il carattere selvaggio, rude, deciso alcolico di questo vino.
Riposerà in fusto fino a dicembre per poi iniziare la fase di affinamento in bottiglia, non so di preciso quanto tempo resterà in cantina ad affinare, ma so per certo che sarà lei stessa a sussurrarmi il momento giusto per iniziare ad farsi conoscere.
Un idea sarebbe la tarda primavera, ma staremo a sentir Ròse che ne penserà.
N.B.
Questo vino prenderà il nome di Ròse, che oltre ad essere il simbolo che ho scelto è sopratutto il nome della mia dolce nonna materna, che tanto bene mi voleva e che per me è simbolo assoluto di dolcezza e bontà e che nel cuore porto costantemente.
Nelle mie etichette ho voluto il mio cognome e la rosa, per portare in giro, ciò che sono, frutto e sintesi di due piccoli mondi e ricordarli voglio costantemente, cosi Cappello è il mio cognome paterno ,e Rosa la mia nonna materna.
“Dimenticare non voglio mai chi sono e da dove vengo, altrimenti non riuscirei ad capire in quale direzione andare.”


